Aspetto che escano tuttia discutere del ficus.Metto i soldi sul bancone,sotto un posacenere.Rosi dice che oggi offre lei.Io le chiedo il quaderno.
Quarantatré e venti.Li ho portati giusti.
Lei cerca il mio nome.Ci sono due Paco sulla pagina.Uno prende il decaffeinato.L'altro sono io.Riconosco il mese di marzoda una macchia d'olio.
Mi spiega ogni trattino.Tre panini con lonza di maiale.Un menù che non ricordo.«Quello era per tuo figlio.»Lascio fermo il posacenere.
Una moneta è rimasta attaccata.La stacco con il pollice.
Entra mio figlio con la piantadisegnata sulla maglietta.«Che fate qui voi due?»Gli chiedo delle foglie.Rosi gli riempie un bicchiere.Lo finisce in piedi.
Quando esce di nuovo,lei gira un'altra pagina.«Manca il caffè di venerdì.»Cerco nell'altra tasca.Esce il foglio della disoccupazionee una vite della porta.
Manca un euro e quaranta.Li segna sotto il mio nome.«Passo martedì», dico io.Lei sta per dire che chiudono.«Martedì…»Resta a guardare il calendario.Le chiedo in prestito la matita.La punta si spezza mentre scrivo.
